{"id":75,"date":"2019-03-05T11:13:13","date_gmt":"2019-03-05T10:13:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gualchieradicoiano.it\/?page_id=75"},"modified":"2025-03-13T12:07:41","modified_gmt":"2025-03-13T11:07:41","slug":"la-gualchiera-di-coiano","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.gualchieradicoiano.it\/index.php\/la-gualchiera-di-coiano\/","title":{"rendered":"La Gualchiera di Coiano \/ storia"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"960\" height=\"640\" src=\"https:\/\/www.gualchieradicoiano.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/internoilluminato.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-78\" style=\"width:730px;height:487px\" srcset=\"https:\/\/www.gualchieradicoiano.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/internoilluminato.jpg 960w, https:\/\/www.gualchieradicoiano.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/internoilluminato-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.gualchieradicoiano.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/internoilluminato-768x512.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 767px) 89vw, (max-width: 1000px) 54vw, (max-width: 1071px) 543px, 580px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-ee746e788b8720a4548a3796dc3e01fe\">Nel 1200, grazie alla costruzione del sistema di canali detto &#8220;Le Gore di Prato&#8221;, che dal Bisenzio arrivavano fino all&#8217;Ombrone Pistoiese, il mulino Naldini e &#8211; successivamente &#8211; la Gualchiera di Coiano, ha usato la forza motrice dell&#8217; acqua per la macinazione del frumento e la lavorazione delle pezze di lana. Questa struttura, conosciuta come Gualchiera di Coiano, si \u00e8  ampliata nei secoli, giungendo fino a noi e rendendo testimonianza del lavoro e della crescita della citt\u00e0 di Prato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-4f18c283e2a79e70e9e45425dbb2daa9\"><strong>Pi\u00f9 nel dettaglio :<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-539cd980a545b19a545047654a764f17\">Le notizie pi\u00f9 remote riferibili a questo luogo anticamente detto Fondo risalgono al <strong><em>1180<\/em><\/strong> e sono relative ad un mulino di propriet\u00e0 della pieve di Santo Stefano , in seguito anche denominato \u201dex parte occidentis\u201d, per distinguerlo dall\u2019altro che sorse a poca distanza e che fu di conseguenza detto \u201cex parte orientis\u201d, come attesterebbe anche un documento del 1258 .<br>In realt\u00e0, almeno per i primi tempi, si trattava di un piccolo impianto molitorio ad un solo palmento che rimarr\u00e0 di propriet\u00e0 dell\u2019ente ecclesiastico fino al <strong><em>XVI sec<\/em><\/strong>., quando verr\u00e0 rilevato, assieme ad altri di questo tipo, dalla famiglia fiorentina dei <strong><em>Naldini<\/em><\/strong> che in parte lo adatteranno a gualchiera . <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-a1c598b81323366f087f11451759ca33\">I Naldini rappresentano pienamente il fenomeno di quella classe di lanaioli fiorentini i quali, al fine di assicurarsi la preziosa disponibilit\u00e0 delle gualchiere pratesi, intorno al Cinquecento cercarono di entrare in possesso di gran parte degli impianti, sia acquistandoli come avvenne in questo caso, sia prendendoli a livello come nel caso dell\u2019opificio della Strisciola, posto poco pi\u00f9 a monte. Ovviamente l\u2019impianto era gestito da un gualchieraio che, nel 1579, risulta essere Piero da Ponte il quale, come ormai era consuetudine, oltre a sodare e purgare panni forestieri, berretti e lendinelle, vi esercitava anche la tintura degli stessi, adoperando tuttavia colori di bassa qualit\u00e0, come i neri, i bigi ed i tabaccati, impiegati perlopi\u00f9 per panni utilizzati dai contadini.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-129747e9298efac3ffc9ae5a5571f1a7\">La famiglia da Ponte, la cui continuit\u00e0 \u00e8 rappresentata dai Filippi, manterr\u00e0 la conduzione sia del mulino che della gualchiera fino al XVII secolo, quando ad essi subentreranno i Franchi, altra importante famiglia di gualchierai pratesi.<br>L\u2019impianto in questo periodo si \u00e8 ormai consolidato con le sue tre \u201cdocce\u201d da gualchiera e due \u201cpalmenti\u201d del mulino, oltre ai tiratoi, arrivando con tale configurazione fino agli inizi del Novecento, quando ai Franchi subentreranno i Ciolini. Saranno proprio questi ultimi a trasformare gli antichi apparati delle gualchiere con i pi\u00f9 moderni \u201cfolloni\u201d e \u201cpurgapanni\u201d, per i quali la sola energia idraulica non fu pi\u00f9 sufficiente, richiedendo l\u2019affiancamento prima di un motore a gas povero e poi di uno elettrico. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-5326e6dd63f9535d74ff4b94e59e873b\">In quel periodo, <strong><em>nei primi anni &#8217;20 del 1900<\/em><\/strong> la propriet\u00e0 dell&#8217;edificio e quella dei terreni adiacenti pass\u00f2 da Niccolini  (marito di Cristina Naldini) a Luigi Ricceri, fondatore dell&#8217;omonimo Lanificio che si trova nelle vicinanze. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-4d769d9fff20cda90e9555e6ac669b7f\">La conformazione (messa in atto dai Ciolini) con i suoi sei folloni e quattro purgapanni in legno \u00e8 rimasta pressoch\u00e9 immutata fino agli <strong><em>anni Novanta<\/em><\/strong>, quando la Gualchiera \u00e8 stata poi acquistata dal Comune di Prato .<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color has-link-color wp-elements-9ac00cf961d1ea846fe5a532228b76c6\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 1200, grazie alla costruzione del sistema di canali detto &#8220;Le Gore di Prato&#8221;, che dal Bisenzio arrivavano fino all&#8217;Ombrone Pistoiese, il mulino Naldini e &#8211; successivamente &#8211; la Gualchiera di Coiano, ha usato la forza motrice dell&#8217; acqua per la macinazione del frumento e la lavorazione delle pezze di lana. 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